05/03/2008 - Una recensione di Giuseppe Lupo al libro LE VIE DEL SOGNO presentato con successo a Cava dei Tirreni
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- Pubblicato Sabato, 13 Aprile 2013 12:12
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Antonio Corbisiero, Le Vie del Sogno. Personaggi e luoghi dell’altrove, Il Grappolo, Salerno 2007, p. 93, euro 10
Il tema dell’emigrazione, rimasto immeritatamente sepolto nella storia del Novecento, ha assunto solo di recente una centralità nel dibattito culturale contemporaneo e grazie al contributo di alcuni fra i più interessanti narratori dell’ultima generazione: Carmine Abate, Melania Mazzucco, Laura Pariani. Nei libri di questi autori, costruiti in bilico tra il genere del romanzo storico-antropologico e il genere del romanzo di costume, il “nuovo mondo” viene percepito come un luogo dove mettersi in gioco, realizzare il sogno di fortuna – un sogno individuale e collettivo – e recuperare quella dignità che appare invece negata nel paese d’origine. Il lavoro di questi autori ha contributo non poco all’affermarsi di quella che ormai appare una categoria interpretativa – mi riferisco alla cosiddetta cultura migrante – che ha avuto il merito di riscrivere il fenomeno della presenza di italiani fuori dai confini nazionali.
Elemento comune ai tre scrittori lo individua Antonio Corbisiero nel suo ultimo libro Le Vie del Sogno: l’essere «abitati dalla memoria». Non si tratta solamente di una memoria personale (sia Abate che Pariani hanno vissuto l’esperienza dell’emigrazione dal vivo), ma collettiva, del popolo di cui essi si sentono parte. Corbisiero è abile nel rintracciare gli equilibri che reggono l’immaginario narrativo dei tre maggiori scrittori d’emigrazione in circolazione oggi in Italia e lo fa con il garbo di chi si trova di fronte a un grande serbatoio di suggestioni culturali e vuole catturare quante più sollecitazione possibili. La sua raccolta di saggi non a caso pone un titolo – Le Vie del Sogno – che è già un programma di lavoro e, in un certo senso, si può intendere come il caleidoscopio del suo lavoro editoriale, avviato da un buon numero di anni e destinato a dare voce soprattutto a questa cultura migrante.
Nelle Vie del Sogno, infatti, si annoverano non solo schede critiche dedicate ai narratori dell’emigrazione (insieme ai tre Abate, Mazzucco e Pariani va annoverato anche il calabrese Saverio Strati), ma anche a interpreti di primo piano dei rapporti tra Italia e Stati Uniti (come Prezzolini), a scrittori autodidatti (Pascal D’Angelo, Mario Scalesi) o personaggi delle cronache italo-americane (come la santa Francesca Cabrini, il vigile del fuoco Daniel A. Nigro, il musicista Clemente Franciosi, il giornalista Ezio Taddei, il cuoco Luigino Milone), che dal loro punto di vista hanno contribuito a dare voce all’immaginario del sottosuolo, rafforzando l’impressione che in Italia i luoghi dell’altrove siano ormai entrati a far parte del carattere nazionale.

