Prefazione
Due volti di donne a confronto: la prima, Antonella, lungo il percorso della sua crescita e della sua formazione, coi suoi sogni ed i suoi progetti falcidiati al diciottesimo anno di vita da un implacabile male, la seconda, Anna, la madre, con l’incommensurabile gioia per il dono ricevuto dai Re Magi nel giorno dell’Epifania di trenta anni fa, con le sue speranze coltivate e rafforzate sempre più durante l’infanzia serena vissuta da Antonella e con la comprensibile, umana disperazione per il calvario vissuto dalla ragazza per otto lunghi mesi presso la clinica ematologica di Roma ed esauritosi nel corso dell’ultima notte trascorsa nella casa natia.
Le pagine che seguono offrono di fatto al lettore la possibilità di penetrare dentro la dimensione esistenziale di due persone, reciprocamente legate dal più naturale e dal più profondo dei sentimenti e costrette, per incomprensibili giochi del destino o per indecifrabile, superiore volontà, a separarsi per sempre.
Di Antonella, al di là della narrazione materna, contraddistinta da una prosa semplice ma ricca di teneri e delicati affreschi, riusciamo a delineare un profilo attendibile grazie soprattutto a suoi brevi scritti recuperati da compiti di italiano redatti durante la frequenza della scuola primaria e degli istituti secondari di primo e di secondo grado.
Essa manifesta da subito la sua forte voglia di vivere. E’ responsabilmente convinta di essere riuscita già da piccola a superare difficoltà proprie di quella età. Un ben delineato senso di autostima le consente di essere anche fiduciosa sul suo domani. Per lei ‘volere è potere’: una buona dose di determinazione e l’indispensabile forza fisica consentono di affrontare e quasi sempre superare gli ostacoli che, inevitabilmente, si frappongono nel perseguimento dei personali obiettivi.
I disastri prodotti dalla guerra, il contestuale auspicio di un mondo più giusto e pacificato, la costante attenzione nei riguardi degli emarginati e dei poveri, la sofferta compenetrazione nei problemi di chi non ha lavoro o dei tanti giovani che presumono di trovare nell’uso della droga la soluzione al proprio disagio, l’invito alla pratica sportiva quale preziosa opportunità per vivere serenamente in gruppo e disporsi al necessario rispetto delle regole, l’esaltazione del senso dell’amicizia che trova, in particolare durante il tempo libero, l’occasione per alimentarsi e consolidarsi, questi sono alcuni degli argomenti sui quali si sofferma la straordinaria sensibilità di Antonella che, grazie alla mirata azione educativa dei genitori, rimarca continuamente il senso di gratitudine a Dio, dispensatore del fondamentale e salvifico dono della vita.
L’età dell’adolescenza si caratterizza, anche per Antonella, come la stagione della vita durante la quale prevalgono dubbi, incertezze, contraddizioni e, perché no, anche inevitabili conflitti. Ella frequenta il liceo scientifico ‘Da Vinci’ di Salerno e, come tutti i suoi coetanei, è portata a dover dare risposte a tensioni ed angosce proprie della personale vicenda esistenziale, a governare le ricorrenti dinamiche emotivo-affettive della quotidianità, a gestire i non sempre lineari processi psicologici che la spingono ad identificarsi ora con quella star del cinema ora con quel cantante di grido. Ella avverte l’esigenza di chiedere consigli ad amici, a compagni di classe e, a volte, anche alla mamma, ma, testarda ed orgogliosa come si definisce, le decisioni che prende rispondono sempre ai personali convincimenti.
Col passar del tempo, e in perfetta coerenza con la nuova fase evolutiva vissuta, anche l’originario ottimismo nei riguardi della vita si ridimensiona. Ora lungo il percorso esistenziale si percepisce anche la presenza di buche e di dossi. Antonella, però, non demorde tanto che continua ad ammirare le persone che vivono la vita intensamente ed affrontano i problemi della quotidianità con la necessaria dose di intraprendenza.
Piena ammirazione viene espressa nei riguardi di quanti si dedicano al volontariato mentre non risultano generose le espressioni rivolte a coloro che dichiarano di annoiarsi.
E’ secondo questa logica che la sua forte motivazione alla lettura orienta la preferenza a favore dei testi di natura autobiografica. Non mancano le considerazioni riferite al futuro e, in particolare, all’anno 2000, quando Antonella dovrebbe compiere 21 anni. L’auspicio primario che viene espresso riguarda la speranza che la ricerca scientifica riesca finalmente a debellare patologie quali il cancro e l’HIV.
Negli scritti di Antonella frequenti sono i riferimenti alla condizione giovanile, costretta ad esprimersi e ad agire in una società prevalentemente corrotta, violenta ed ingiusta. Nonostante le oggettive e molteplici difficoltà del nostro tempo è proprio dei giovani sognare, ipotizzare il proprio domani, delineare progetti, avanzare delle aspettative. La loro esistenza, pertanto, si svolge tra delusioni e speranze, tra frustrazioni e temporanei entusiasmi, tra amarezze e stati di euforia. Anche la nostra liceale fa i suoi sogni ad occhi aperti che si concretizzano in desideri abbastanza comuni: ‘un’auto, un lavoro, dei figli’.
Si arriva al quinto anno di frequenza del liceo scientifico. Il gruppo – classe si ritrova a discutere, in particolare, dei prossimi esami di maturità. Anche Antonella avverte le normali tensioni che emergono nel corso della fase preparatoria ma fa affidamento alla sua forte personalità, al fermo desiderio di superare brillantemente anche questa prova, alla legittima sua ambizione di ‘diventare una persona importante ‘.
Purtroppo anche i sogni dei giovani a volte cozzano con una realtà non solo imprevedibile ma soprattutto spietata, crudele. Nei primi giorni di quel febbraio del 1998 ai congiunti di Antonella viene partecipata un’inaccettabile notizia. Il malessere da lei avvertito è determinato da una terribile patologia: leucemia mieloide acuta.
Prende avvio, così, un calvario che durerà otto mesi tra inenarrabili sofferenze ed incoraggianti segnali di ripresa cui, per Antonella e per i familiari, corrisponde l’alternanza, sul versante psicologico, dei sentimenti di abbattimento e di sollievo, di sconforto e di speranza.
La protagonista di questa narrazione è Anna, la mamma della sfortunata Antonella. Anche se sono trascorsi degli anni dall’immatura ed inconcepibile fine della ragazza la percezione che si ricava dalla lettura dello scritto si essenzializza innanzitutto nella netta manifestazione di inaccettabilità dell’evento tristissimo da parte della persona che l’ha generata.
Qualcuno potrebbe essere portato a definirla una questione di cordone ombelicale. Infatti è soltanto una madre che, dall’iniziale atto d’amore del concepimento, avvia e costruisce con l’embrione prima e col feto poi una relazione delicata, appena percepibile e, gradualmente, sempre più nitida e partecipata.
E’ naturale, quindi, ripercorrere con l’autrice le sequenze straordinariamente significative del breve percorso di vita della propria creatura: la sua nascita emblematicamente verificatasi nel giorno in cui - per i credenti - si celebra la rivelazione della divinità, la prima manifestazione di Gesù; la prima e la seconda infanzia vissute tra i consueti impegni ludici di questa età e i settimanali ritorni nel paese d’origine del papà ove a trastullare la bambina sono i suoi nonni e bisnonni; l’avvio della frequenza scolastica che consente di cogliere l’apprezzabile potenziale di creatività della piccola con la sua naturale inclinazione al disegno e alla rappresentazione grafico-pittorica; le comprensibili contrarietà che emergono tra una genitrice forse eccessivamente apprensiva ed un’adolescente che rivendica i legittimi spazi di autonomia.
Sono tanti i ricordi di un’esistenza esauritasi troppo presto che riaffiorano in una mente assorbita nella sua totalità da un dolore troppo grande da poter essere razionalmente accettato. Si riesce, così, a comprendere l’amarezza espressa nei riguardi dei compagni di scuola che, dimentichi dello stato di gravissima sofferenza di Antonella ‘sono in giro per il mondo, intenti a festeggiare’ il felice superamento degli esami di maturità o l’invettiva nei riguardi di ‘autorità politiche ed ecclesiastiche’ che si limiterebbero a manifestare ipocriti atti di conforto agli ammalati e ai loro congiunti e non si impegnerebbero concretamente a sostenere la ricerca scientifica.
Ad una mamma che ha perduto così prematuramente una giovane e bella figliola va concessa l’umana attenuante che consente di ridimensionare considerazioni piuttosto forti.
Le pagine che permettono di riscoprire il vero volto di un’umanità partecipe delle sofferenze altrui sono quelle che descrivono lo slancio generoso di tanti volontari impegnati ad offrire attimi di sorriso a bambini e giovani sofferenti, di docenti professionisti generosamente disponibili a sostenere Antonella nella fase preparatoria agli esami di maturità che supererà brillantemente all’interno della stessa clinica ematologica di Roma, il diffuso e generalizzato clima di umana solidarietà che si respira prevalentemente all’interno di una corsia di ospedale.
Ambrogio Ietto