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AUTORE: MARIO RAITO
TITOLO: ORDINARIO DERIVATO
GENERE: POESIA
PREZZO 15,00
ISBN 978-88-96110-50-5
 

Prefazione

Passione e disillusione

Conosco Mario Raito da molti anni, ne ho seguito con curiosità ed interesse

le sortite poetiche, durante le diverse stagioni di reciproche e feconde

esperienze, che ci hanno visti sempre accomunati, appaiati: il poeta e il suo

critico, in un sforzo comune e consapevolmente utopico di violare la cortina

che separa le parole dalla vita o, meglio, dalla poesia, cui Raito si offre in

maniera inalienabile, inseguendo – sacrificando quanto dell’in sé vorrebbe

sopravvivesse, tramite una scrittura dallo stile unico e inimitabile.

A tale proposito, considerando che l’innanzi attestazione possa sembrare

di rivestire soltanto un qualche carattere amicale, verrebbe l’invito a leggere

e a riflettere circa l’impulsivo tumulto – davvero torrentizio – di poesia che

vive in tutto il componimento “Blaternostrum”: un papaverico parossismo di

parole, particolarmente rivelatore e viscerale come baraonda evocativa di

suoni e di voci, con e per le quali l’autore stesso – ora farneticante e quasi in

dispregio di tutti i canoni poetici, ora accomodante e rassegnato ad accettare i

suoi brutti e bei tempi d’esperienze e accadimenti – si annienta “… oh mein

Gott… acciso ‘ncuorpe come nostrum blaterar Pater in sancta sanctorum”,

così concludendo la sarcastica sedimentazione della sua inconcludenza d’uomo

e del passionale affievolirsi dell’urgenza emotiva.

Quantomeno del dire e fare poesia, Raito conosce i secreti e i rischi, le

tentazioni e malversazioni; per questa attitudine si comporta – nei confronti

della scrittura – come un abile stregone, che, nella serietà del suo ruolo, rifiuta

e rinuncia all’impiego del verso indebito, se non illecito. Sarebbe facile,

per lui, essere come gli altri e più degli altri, ma quest’immagine convenzionale

di sé non lo riguarda né lo intriga; da qui viene la sua scelta alternativa

di essere un out-sider della nostra letteratura: un poeta che scrive, da sempre,

perché non può farne a meno, ma pubblica dopo molti ripensamenti e tentennamenti,

senza pensare mai al successo mondano della sua opera.

Raito, insomma, scrive soprattutto per intrattenere il vociferante alter ego

che incombe e che segna l’accorato vizio della sua poesia, di cui parla spesso

male, pur se l’ama profondamente come un bene migliore, da non sciupare e

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disperdere nelle immancabili secche della passione, forse non rispondente alle

personali aspettative: “Io ho cercato un verso sopportabile, / più del fiato

di condotta dissipata fra coccolate annessioni di rinunce/ o dell’umore smagato

dal reputare qualunque criterio inetto annuncio, / che non avesse smisurata

agonia d’istrice martirizzata dal maestrale/ né l’animo del meschino

lombrico nel becco di frugale pernice…” (Il fattore soggettivo).

Nell’imbroglio di situazioni, non sempre agevolmente districabili, il poeta

si perde e si ritrova come in una commedia di cui egli è l’insostituibile regista,

l’unico possessore della magica chiave narrativa che consente di aprire lo

scrigno incantato delle parole, quelle altrettante indispensabili per recitare la

vita. Ma, prima di attingere all’insperato tesoro, occorre vagare – viaggiare,

mentre il linguaggio, scaturente quasi per gemmazione spontanea dal cappello

delle meraviglie del poeta – forbito giocoliere e provocante illusionista –

assolve il compito d’illuminare e oscurare, di abbagliare e spegnere l’irrefrenabile

gioco pirotecnico del cuore e della mente, che, all’unisono, ordiscono

trame inedite e impreviste, nelle quali si avverte l’agonia dell’esistenza già

vissuta e la voce struggente del presente che sembra allontanarsi – dileguarsi

definitivamente come l’ultima scintilla nella cenere di sigaretta : “L’introspezione

accorcia la vita da vivere / e, senza dubbio, allunga quella da soffrire /

come starsene a guardare dalla finestra, / rientrando poi a mani vuote ed occhi

pesti / per l’imitatorio inseguimento di volatile sorte…” (Indugio critico).

Poesia, dunque, difficile –  spericolata è questa che, come una mappa coperta

nel fondo degli abissi, si dipana e svela il suo punto di luce. Il suo codice

letterario è nel gioco segreto di strane concatenazioni – coordinazioni e

corrispondenze a non scontati collegamenti, che il ritmo narrativo – si badi

bene, sempre poetico, malgrado la spiazzante simulazione della prosa – esalta

e, persino volutamente, enfatizza mediante un racconto riflessivo che,

spesso, si condensa in motti e aforismi; si avverte, oltremodo, in quei richiami

semantici e sonori, fortemente allitterativi, che rivendicano sfacciatamente

un singolare contesto di musicalità, quasi un’antica funzione di canto intimo

e intenso, irrinunciabile e irriducibile, nonostante la ritrosia del poeta tenda

a contenersi-costringersi per non rivelarsi troppo.

Questa è, sostanzialmente, la doppia anima di Raito: l’amore – odio, la passione

che domina e la disillusione che impera (così esige la Poesia poiché essa

vive del continuo e dilaniante faccia a faccia, ovvero del perenne e incoercibile

misurarsi, nelle proiezioni del pensiero, di forza e fragilità d’animo cui niente

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e nessuno può decretarne, dell’una o dell’altra, vittoria o sbaraglio conclusivo;

se accadesse il sopravvento dell’uomo – ordinarietà sul poeta – derivazione,

o viceversa, sarebbe la fine per qualsiasi eccellente lirica) su e nella

medesima ideazione – contesa, non composta da schemi astratti o priva di

realismo – praticità, che risulta poetica quanto critica e che, come tale, rischia

facilmente di non essere accettata poiché non capìta. Ma ciò non deprime né

impensierisce il nostro aèdo, che, in controcanto, recita la parte assolutamente

naturale di chi si dedica alle esigenze della poesia, privilegiandone dignità

lessicale e profondità ermeneutica: “E sarebbe inoppugnabile dualismo o

tafferuglio di squilibrato respiro / quando esigerebbe svelto nodo scorsoio o

impassibile filo del rasoio / se, nella ricerca d’impagabile dimensione – quale

voce che affronta vento – / inseguendo percezioni e anelando conferme

d’ascolto o folto seguito, / fosse tutto qui il tenero divertimento mirante a lacerante

sbocco…” (Es, dunque).

Nel breve spazio di una prefazione si raggruma il magma e l’ordine di Ordinario

derivato: un pensiero poetante, tra i più esuberanti ed esemplari del

nostro tempo. Bisognerebbe raccomandare al lettore – colui che, forse, non

ne ha voglia – di lasciar perdere; però, a chi è seriamente intenzionato a cogliere

le ragioni più assurde e vere della nostra poesia, questo poeta è da consigliare

come farmaco amico, anche perché su di sé, quale uomo e quale poeta

– come accennato all’inizio –, ha sperimentato le proprie sinestesie e, piuttosto,

anestesie: “… di colpe ed innocenze in disputa / come l’intimo lupo

che sbrana poesia / e l’agnello sociale che insaliva eresie…” (Rituale); e ancora:

“Ebbene sì, lo capirai, se e quando perderai sangue dal tuo orgoglio, /

cos’è la bella poesia che t’inchioda in aria e ti vilipende / dove gemito

d’emulazione scorre e tempra scaduta s’ingemma / d’acredine e scomunica…”

(Duttilità per guanciale).

Quando verrà il momento in cui i poeti – quelli non confusi dai dubbi e

dilettantismi di coloro che credono nella nascita di poesia dalla sera alla

mattina – riceveranno la giusta e dovuta attenzione della critica ufficiale, nel

pieno significato della parola, anche Raito conseguirà – di sicuro – l’indiscutibile

ed elevato riconoscimento letterario: “Rivolgersi alle stelle, / senza

scimmiottare giuliva rima sotto le ascelle, / se c’è tempo e animo d’attendere

risposta / e se non c’è un diavolo ad alzare la posta, / quando si ha bisogno

pure di scapestrate parole/ per non accusare onerosi distacchi del cuore…”

(Custodia avventizia).

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Probabile però che quest’uomo, routinario nella vita quanto spregiudicato

in poesia, neppure farebbe capriole di gioia poiché lui scrive come avesse

già ricevuto in dono, dall’esprit artistico di natura che provoca e protegge

i veri poeti, il segno distintivo dell’arte poetica.

Francesco D’Episcopo

 





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